Coloranti e conservanti alimentari: quale pericolo?

L’eventuale presenza di allergeni e additivi va segnalata sulle etichette dei prodotti alimentari, in maniera chiara e inequivocabile secondo direttive del Ministero della Salute. Gli additivi alimentari sono aggiunti nelle fasi di preparazione, imballaggio, trattamento, trasporto e immagazzinamento. L’azione di tale elementi è di fornire ai consumatori il gusto, la semplicità di preparazione, gli elevati standard di sicurezza, la conservazione e igiene. Tuttavia, devono garantire le proprietà organolettiche e la qualità del prodotto anche in condizioni di temperatura variabile, in presenza di eventuali batteri o per contaminazioni e interazioni con altri alimenti.

Prima del loro utilizzo devono essere necessariamente testati e non essere utilizzati oltre le quantità sostenibili dall’organismo. Test tossicologici vanno preventivamente fatti per garantire i margini di sicurezza nell’ambito della prevenzione dei rischi per la salute, consentendo l’utilizzo degli additivi potenzialmente per uso quotidiano e prolungato nel corso della vita del consumatore.

Tali norme di prevenzione a tutela della salute del consumatore non garantiscono in assoluto fenomeni allergici o intolleranze.

 

QUALI SONO UTILIZZATI:

COLORANTI.  Conferiscono agli alimenti determinate qualità visive: i più comuni sono la tartrazina (E102, giallo) ed il carminio (E120, rosso); potenzialmente possono determinare fenomeni di congestione nasale, dermatiti, asma.

SOLFITI. Garantiscono una migliore conservazione del cibo, inibendo l’azione microbica. La presenza, del solfito inorganico (E220-E228) e del biossido di zolfo (SO2), possono indurre difficoltà respiratorie e tosse, in individui predisposti o già affetti da patologie bronco-polmonari.

Altri additivi generalmente incriminati, la cui pericolosità però non è mai stata dimostrata in laboratorio, sono ad esempio il dolcificante aspartame o il glutammato di sodio, un esaltatore di sapidità. Troppo spesso si è detto della loro potenzialità di pericolo ma di fatto non vi sono studi scientifici ufficiali e riconosciuti a sostenere tali ipotesi.   L’obbligatorietà delle indicazioni sulle etichette dei prodotti, limita ulteriormente la potenziale pericolosità degli additivi alimentari consentiti, poiché i consumatori possono prevenirne l’assunzione: considerando la bassissima incidenza di manifestazioni patologiche, direttamente collegabili alla loro assimilazione, è dunque possibile ritenere gli additivi alimentari che rispettano le norme vigenti, generalmente sicuri per la nostra salute.

ALTRI. Gli altri principi additivi sono diversi, riassunti di seguito e riconosciuti dalla Comunità Europea.

 

  • Antiossidanti: permettono agli alimenti di mantenere il colore (acido ascorbico e acido citrico) o evitano di diventare rancidi. Frequentemente usati nei prodotti da forno, negli oli e nei condimenti (tocoferoli, E320, E321).
  • Conservanti: prevengono la formazione di micro organismi come batteri e muffe. Usati per il vino e per i formaggi, per le carni (nitrati e nitriti, E249-E252), per i succhi di frutta (diossido di zolfo, E220-E228) e i prodotti da forno (calcio propinato, E282).
  • Emulsionanti e stabilizzanti: consentono agli ingredienti di un alimento, come creme, gelati, condimenti, maionese, di restare amalgamati.
  • Addensanti:, consentono agli alimenti quali la gelatina e la pectina di conservare la viscosità. Sono spesso aggiunti anche al latte e derivati.
  • Edulcoranti: procurano azione dolcificante. I più utilizzati sono l’aspartame E591, la saccarina E954, il sorbitolo E420.
  • Esaltatori di sapidità: sono esaltatori del gusto dei cibi. I più comuni sono il glutammato monosodico, E621.
  • Altri additivi: altri ancora sono i regolatori di acidità, gli antiagglomeranti, gli antischiuma, i gas di imballaggio.

E’ da ricordare, tuttavia, che nonni e bisnonni non avevano necessità alcuna di utilizzare coloranti e conservanti: consumavano tutto naturale, integrale e di stagione!

 



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